Diagnosi

La diagnosi dell’Osteoporosi può essere effettuata  con diverse metodologie, ma la densitometria ossea con tecnica DXA  è  da considerarsi l’approccio di elezione nella valutazione della massa ossea.

 

Una buona stima del rischio di frattura in donne in postmenopausa può essere ottenuta dalle valutazioni DXA a livello di radio, colonna e femore prossimale. La valutazione densitometrica “total body” non presenta sufficienti documentazioni di predittività del rischio di frattura e pertanto non va eseguita a scopo diagnostico. Tuttavia i valori densitometrici da soli non risultano al momento sufficienti per identificare una soglia di trattamento; essi vanno correlati con altri dati clinici e con fattori di rischio. La tecnica che utilizza gli ultrasuoni (QUS) non è considerata del tutto idonea alla diagnosi, che in ogni caso va confermata da un successivo esame con tecnica DXA, e neppure per il monitoraggio della patologia.

 

La densitometria è generalmente ritenuta utile nelle donne oltre i 65 anni. Nei maschi e nelle donne di età inferiore l’indagine può essere di utilità solo in presenza di determinati fattori di rischio o condizioni come: menopausa precoce (<45 anni),  magrezza (<57 kg), tabagismo, uso di farmaci osteopenizzanti, condizioni morbose potenzialmente in grado di provocare Osteoporosi. In ogni caso non è consigliabile eseguire la densitometria in tutte le donne in età immediatamente post-menopausale

 

La valutazione delle variazioni della massa ossea può essere utile per monitorare l’efficacia di alcune terapie o per  individuare soggetti che stanno perdendo osso ad una velocità eccessiva. Per motivi tecnici, connessi alla precisone della metodica, la ripetizione dell’indagine è raramente giustificata prima di 18-24 mesi per l’indagine DXA.